Genitori a bordo campo: rispettate la voglia di sportività dei vostri figli

Risse, botte, minacce da parte di alcuni genitori verso gli avversari dei figli sono ormai, purtroppo, all’ordine del giorno negli stadi, soprattutto durante le partite del campionato giovanile.

Tanti i titoli di cronaca che attraversano l’intera Italia e non solo: “Rissa tra genitori: i figli lasciano il campo e corrono sugli spalti per fermarli” – “Spagna, rissa tra genitori durante una partita dei giovanissimi” – “Pavillo, rissa in tribuna tra papà, partita sospesa” – “Mega rissa tra genitori nel derby under 17 a Torre del Greco”. E molti altri se ne potrebbero elencare.

Ma perché accade tutto ciò?

Perché, voi adulti, che dovreste indicare la strada giusta ai vostri figli, arrivate a comportarvi così?

Possibile che basti il vostro eccessivo coinvolgimento a trascinarvi nella furia incontrollabile di insulti e azioni violente anche verso i più piccoli? I vostri figli vi osservano dal centro del campo e pensano. Pensano e riflettono se sia giusto quello che vedono e che sentono proprio dalla voce di chi per loro dovrebbe essere un esempio.

I ragazzi di certo vorrebbero vivere lo sport in maniera diversa, con divertimento e lealtà, con quel sano spirito di agonismo che non è mai violenza o volgarità. Sì perché sempre vorrebbero vedere il loro campo sgombro da tali umilianti scene, per giunta offerte da chi per loro conta di più: i loro genitori.

Una partita di calcio non può trasformarsi in una rissa tra genitori. Mai!

Molto raramente si sente incitare dagli spalti i figli con frasi come “segna!” o “passala al tuo compagno!”, molto più spesso invece le urla di alcuni adulti istigano a “falciare” l’avversario, o peggio insultano direttamente l’arbitro, poiché è “l’Autorità” su cui possono scaricare tutte le proprie frustrazioni.

Ricordate che ogni ragazzo ha come modello di comportamento un adulto, che quindi ha la responsabilità di agire in modo da insegnare sempre dei valori postivi, con coerenza in ogni momento della vita.

Già… con coerenza. E’ questa che fa la reale differenza agli occhi dei giovani, ed è proprio grazie ad un comportamento coerente che i genitori possono riuscire ad educare efficacemente i ragazzi fin da piccoli: al rispetto dell’altro, alla sportività e a quei valori che mai dovranno passare di moda.

Noi ragazzi, con ogni mezzo, dovremo impedire che prevalgano questi modelli facinorosi che spesso, nostro malgrado, subiamo in campo.

Ma perché proprio il calcio giovanile è diventato teatro di questi tumulti?

Con probabilità diversi sono i fattori che concorrono e fanno accrescere questo vortice di violenza.

L’ambizione dei singoli genitori nei confronti dei loro pargoli fa di sicuro la sua parte, ma forse determinante è la speranza di un cambiamento radicale del proprio stato economico conseguente ad un successo sportivo. E’ vero, il calcio è lo sport più gettonato in Italia e nel mondo, la TV trasmette partite di grandi squadre come il Barcellona o il Real Madrid, tanta è la visibilità dei campioni plurimilionari, ma è sempre così? Forse in pochi casi…. certo che sì. Ma sono comunque troppo pochi per giustificare lo stress e le pressioni a cui spesso alcuni ragazzi sono sottoposti – loro malgrado –  dai propri genitori.

Cari genitori, dovete fare i conti con il fatto che il talento non è di tutti, ma di tutti deve essere il piacere di giocare, di sfidare i propri amici nel rispetto delle parti, di partecipare senza per forza diventare i primi. E’ importante sapere di aver dato il massimo, di essersi impegnati, di aver cercato di vincere nel rispetto delle regole e dell’autorità. Ma divertirsi è l’unica cosa che conta, bisogna ricordare cosa significa divertirsi, che si è lì sempre e comunque per divertirsi. Sul campo di gioco non c’è spazio per aggressioni, risse o violenze, a nessun titolo.

Alcuni genitori non vedranno mai i loro figli diventare giocatori del calibro di Messi e Cristiano Ronaldo – se ne devono fare una ragione – e per questo non hanno il diritto di aggredire a parole o con i fatti chicchessia. Questa non è competizione, è solo disgusto.

Questo non è quello che vi chiediamo e non è il calcio che noi ragazzi vogliamo vivere.

Basta, intromettervi in modo così eccessivo nella vita dei vostri figli, rovinando loro la bellezza di un gioco che è tutt’altro che violento e non deve essere spinto allo stremo nella competizione.

Perchè attraverso la violenza, di sportivo non si ha più nulla!

Francesco Poggio – Liceo Classico Dante Alighieri

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